Primo appuntamento: chi paga? La verità definitiva.

Chi paga al primo appuntamento?”.

Queste sono state le testuali parole di Daniele B., corsista dell’ultimo Bootcamp.

Inutile dire che la domanda ha sollevato parecchio interesse anche tra i compagni.

Le risposte che si possono trovare per questa domanda sono molteplici.

In una ipotetica classifica, tra le prime tre possiamo sicuramente trovare:

1. “Paga sempre l’uomo. È galateo.”

2. “Paga lei, o al massimo 50/50: se paghi tu, abbassi il tuo valore”

3. “Paga chi fa l’invito.”

Inizialmente, affermazioni del genere, ci lasciavano del tutto indifferenti.

Con il passare del tempo, però, hanno cominciato a strapparci un sorriso.

Volete sapere chi paga al primo appuntamento?

La verità definitiva?

Sicuri?

Bene.

La risposta, molto semplicemente, è: dipende.

Dipende da cosa?

Da voi.

primo appuntamento

E dalla vostra interpretazione di quel gesto.

Dalla vostra concezione del “pagare al primo appuntamento”.

Se in quel gesto c’è una forzatura, dove vi sentite obbligati o avete un secondo fine nel farlo (come nella maggior parte delle azioni che spesso si compiono nella vita) ecco che pagare diventa un madornale errore.

E non c’è galateo o seduzione che tengano.

Più date peso e importanza al gesto, più perdete la genuinità dell’azione stessa.

Se per voi, un gesto come il pagare da bere a fine appuntamento è di assoluta rilevanza, nel bene e nel male, siete vincolati a questo.

E da lì, non vi muovete.

Facciamo qualche esempio pratico sulla top 3 di affermazioni che abbiamo riportato sopra:

1. “Paga sempre l’uomo: è galateo.”

Perfetto.

Perché?

Perché si potrebbe fare una brutta figura con lei e non rivederla più”.

Ok, e qui vi facciamo una domanda: davvero vorreste frequentare una donna che, di fronte ad una serata piacevole per entrambi, sceglierebbe di non rivedervi solo perché non avete pagato il suo drink?

E, a prescindere, non sarà di certo l’azione di pagarle da bere a rimediare le sorti di un appuntamento andato male.

“Paura di fare brutta figura” rispetto a cosa?

Ad una serata sbagliata fin dalla partenza?

2. “Paga lei, o al massimo 50/50: se paghi tu, perdi il tuo valore.”

In questo settore sembra essere decisamente frequente la convinzione che dimostrare valore, in funzione di una guerra sulla supremazia tra i sessi, porterà a una qualche “vittoria” personale. Forse in virtù di qualche accentuato processo di compensazione.

Non è imponendosi di non offrire da bere, che si trasmette il proprio valore.

E tanto meno la propria autenticità.

Agire in funzione di uno schema, per il timore di un valore non riconosciuto, è la più evidente riprova di scarso valore personale.

3. “Paga chi fa l’invito.”

Partiamo da un presupposto: se due persone escono insieme, è perché c’è la volontà di entrambi.

Per un cliché sociale, la maggior parte delle volte è l’uomo che propone l’uscita, anche se ci sono donne che non hanno problemi nel farlo.

Perché chi invita, deve necessariamente provvedere al conto dell’altra persona?

È un ringraziamento per aver accettato?

È un ringraziamento per non aver rifiutato?

Siamo seri.

La componente del “dovere” non ha nulla a che fare con la genuinità di una bella serata.

Quindi, primo appuntamento: chi paga?

Paga chi ha IL PIACERE di pagare.

Lui, lei o entrambi.

Chi lo fa incondizionatamente da cliché sociali e riprove forzate del proprio valore.

Chi lo reputa un gesto come tanti altri, che non determina alcun esito di partita.

Paga chi è svincolato mentalmente da strutture preimpostate, mosso soltanto dal piacere di compiere un gesto tanto semplice, quanto autentico, nei confronti di una goduta compagnia.

Gli Istruttori di ACS