Attrazione fatale: dal film alle dinamiche seduttive

Film del 1987 diretto da Adrian Lyne.

Attrazione Fatale racconta la storia di un avvocato (Dan) con famiglia e carriera già avviate, che involontariamente seduce la sua collega (Alex).

I due si perdono nella magia di una notte di passione, ma lei si innamora di lui, a tal punto da diventarne ossessionata.

Da qui, cominciano i problemi. Soprattutto per lui. Attrazione fatale.

Se non a questi livelli, a chi non è mai capitato di essere nei panni di Dan o di Alex?

Provare quell’attrazione irrefrenabile verso qualcuno, tanto da farlo/a diventare quasi un’ossessione. O, a ruoli invertiti, essere l’ossessione di un’altra persona (…)

Che tu rientri nel primo o nel secondo caso, poco importa.

Questo articolo nasce dall’intenzione di spiegarti quali sono le cause principali di un’attrazione così forte e, soprattutto, le “soluzioni”.

Perché se è vero che l’attrazione non è una scelta, è anche necessario mantenerla una sana conseguenza.

Come abbiamo già visto in un passato articolo, come funziona l’attrazione tra uomo e donna,  l’attrazione nasce da un unico fattore: la necessità.

Siamo dannatamente attratti da quello di cui abbiamo più bisogno.

Una forte attrazione si innesca, dunque, quando percepisci l’altra persona “giusta, al momento giusto”.

Il perfetto connubio tra le tue necessità (emotive, fisiche, mentali…) e loro soddisfacimento.

Dove si trova il nocciolo della questione? Nel dare per scontato che le stesse necessità le abbia anche l’altro individuo.

Attrazione Fatale

Ora, metti in stand by un secondo questo argomento e apri una parentesi.

Hai mai notato che le persone che attrai maggiormente sono quelle che non ti interessano? E che più  resistenze metti loro e, paradossalmente, più si coinvolgono?

Una potentissima arma, che viene spesso utilizzata inconsciamente nelle dinamiche uomo – donna, è proprio la resistenza.

La resistenza verso le richieste di una persona coinvolta, genera attrazione.

È il “potere del no”.

Esattamente come un bambino che chiede al padre di poter andare al parco giochi, che riceve la risposta “Oggi, no. Domani, vedremo se farai il bravo…”.

Bene.

Ora riprendi l’argomento messo in stand by qualche riga precedente e riportalo a questo concetto.

Ne deriva che: una persona fortemente attratta e coinvolta verso un altro individuo, quando riceve un “no”, tende a idealizzarlo ulteriormente.

Il circolo vizioso si innesca proprio alla prima resistenza.

Più alta sarà l’attrazione e più frequente sarà il rifiuto, più grande sarà l’ossessione.

Come si sfugge da questo processo?

Entrambi i soggetti devono focalizzarsi su punti specifici.

Il soggetto ossessionato dovrà vedersi dall’esterno e con totale razionalità distaccarsi dall’egoismo che lo pervade, domandandosi il perché dall’altra parte ci sia un continuo rifiuto.

A quel punto, darsi delle risposte reali, concrete, che evincano dai classici bias cognitivi (“se dopo tutto quello che è successo, ancora ci provo, vuol dire che è quello giusto”).

La vittima dell’ossessione dovrà mantenere il totale distacco, utilizzando un tono assertivo (e non aggressivo o passivo) verso l’ossessionato, spiegandogli razionalmente il perché delle proprie scelte.

Il connubio di questi due atteggiamenti protratto nel tempo, romperà il circolo vizioso innescato, creando un ambiente realistico e funzionale.

Ovviamente ogni caso va analizzato a sé, ma  partire da adeguate basi comuni è l’inizio di una corretta risoluzione.

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